Due operai cadono da un’impalcatura di cinque metri durante i lavori al palazzetto di Comiziano
Il 25 giugno 2026, nel tardo pomeriggio, due lavoratori sono precipitati da un’impalcatura alta circa cinque metri mentre erano impegnati nei lavori di riqualificazione del palazzetto dello sport di Comiziano, nel Nolano. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Cicciano e il Nucleo Ispettorato del Lavoro, impegnati a ricostruire la dinamica dell’accaduto.
C.S., classe 1960, ha riportato traumi gravissimi. Trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli, è rimasto intubato in rianimazione per alcune ore prima di spegnersi in serata. L’altro operaio, B.S., nato nel 1969, è stato invece ricoverato in un ospedale della zona con traumi alle gambe: le sue condizioni non sono in pericolo di vita.
Una vita spezzata, un’altra sospesa. Una famiglia che stasera aspettava qualcuno che non tornerà.
I dati
137
Morti sul lavoro nel I trimestre 2026
Dati INAIL
101K+
Infortuni denunciati tra gennaio e marzo 2026
+4,4% rispetto al 2025
400+
Vittime stimate nei primi 100 giorni dell’anno
Osservatorio Bologna
28.487
Malattie professionali nel I trimestre 2026
+16,7% rispetto al 2025
Il peso reale dei numeri
I dati INAIL aggiornati al primo trimestre 2026 parlano di 137 morti sul lavoro — già un numero enorme — ma fotografano solo una parte della realtà. L’Osservatorio Indipendente di Bologna, che da quasi vent’anni monitora anche chi lavora in nero, chi è pensionato ancora attivo e chi non è coperto da assicurazione, ha contato oltre 400 vittime nei soli primi 100 giorni dell’anno. Significa che ogni mattina, in questo Paese, un lavoratore esce di casa e non fa ritorno.
Le denunce di infortunio sono aumentate del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025: più di centomila segnalazioni in appena tre mesi. Edilizia, logistica, trasporti e manifattura restano i settori con la più alta concentrazione di rischio. Le malattie professionali, spesso invisibili perché si sviluppano lentamente nel corso di anni, fanno registrare un balzo del 16,7%.
“Il problema non è soltanto tecnico o normativo, ma soprattutto culturale e organizzativo. In molti casi la sicurezza viene ancora percepita come un ostacolo alla produttività anziché come uno strumento di protezione.”
La differenza tra carta e realtà
Ogni volta che accade una tragedia come quella di Comiziano, la prima domanda è sempre la stessa: erano in regola? La risposta, purtroppo, non basta. Essere “in regola” oggi significa spesso avere un cassetto pieno di attestati, moduli firmati e corsi completati sulla carta. Significa aver soddisfatto l’obbligo formale, non quello sostanziale.
Le ispezioni dell’INL nel 2024 hanno accertato 83.330 violazioni in materia di salute e sicurezza, un incremento del 127% rispetto all’anno precedente. Non perché le aziende fossero improvvisamente diventate più pericolose: semplicemente, quando si guarda davvero, si trova davvero.
Il Nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha cercato di affrontare proprio questo nodo: superare la logica puramente burocratica della prevenzione, rafforzando qualità, efficacia e concretezza della formazione. Ma una norma da sola non cambia la cultura.
Le cause più frequenti degli incidenti mortali in edilizia
- Cadute dall’alto, da impalcature, coperture e scale;
- Seppellimento e sprofondamento, in caso di scavi e trincee;
- Contatto con attrezzature o macchinari in movimento;
- Folgorazione da linee elettriche aeree o impianti;
- Proiezione di materiali o crollo di strutture.
Formazione vera, non un pezzo di carta
C.S. aveva 66 anni. Stava lavorando su un’impalcatura alta cinque metri. Sapeva come agganciarsi correttamente? Aveva ricevuto un addestramento reale su quella specifica attività, su quel cantiere, con quelle attrezzature? O aveva semplicemente frequentato un corso online, cliccato “avanti” su ogni diapositiva e stampato l’attestato?
Queste domande non vogliono giudicare nessuno. Vogliono mettere a fuoco un problema sistemico che l’Italia ha il dovere di risolvere. La formazione sulla sicurezza non può essere trattata come un adempimento burocratico. Non può essere un video da guardare in fretta, una firma da apporre per spuntare una casella. Deve essere un’esperienza concreta, pratica, contestualizzata al rischio reale che il lavoratore incontrerà.
Una buona formazione risponde a domande specifiche: cosa faccio se l’impalcatura cede?, come verifico che il piano di lavoro sia stabile?, quando devo fermarmi e segnalare un rischio?. Non insegna solo le norme: insegna il giudizio, l’abitudine alla valutazione continua del pericolo.
“Formare davvero un lavoratore vuol dire trasferirgli la capacità di riconoscere il rischio anche quando nessuno sta guardando, anche quando c’è fretta, anche quando il capo dice che si fa così da sempre.”
Il nostro impegno
Come azienda che opera nel campo della salute e sicurezza sul lavoro, non possiamo limitarci a guardare i dati con orrore e voltare pagina. Ogni corso che progettiamo e ogni intervento formativo che eroghiamo sono pensati per fare la differenza reale nella vita delle persone che vi partecipano.
Questo significa formatori qualificati e aggiornati. Significa contenuti calibrati sul settore specifico e sui rischi concreti del posto di lavoro, non moduli generici validi per tutto e per niente. Significa verificare l’apprendimento sul campo, non solo con un quiz finale. Significa essere presenti anche dopo, perché la sicurezza non si impara una volta sola.
C.S. non deve essere solo un nome in una statistica. Deve essere il motivo per cui domani la formazione sarà un po’ più seria, i controlli un po’ più stringenti, la cultura della prevenzione un po’ più radicata — in ogni cantiere, in ogni capannone, in ogni luogo di lavoro di questo Paese.
La sicurezza si costruisce ogni giorno
Scopri i nostri percorsi formativi su salute e sicurezza sul lavoro: progettati per essere efficaci, non soltanto conformi.

